sabato 1 settembre 2012

Nurofen, ragù, impronte.

Stamattina ho sperato nel nurofen che ha voluto che gli portassi alle quattro. Niente: s'è approssimato lo stesso, come fa lui. Zitto, appoggiato, aspetta. Io mi metto a ridere, lui chiede e io: "Tranqui, dopo ti racconto". Dopo ti racconto quanto m'incazzo all'inizio per lo smacco tra noi e i film. Fare questo è il massimo dei compromessi, del venirsi inconto. Un gentlement agreement? Boh. Fatto fa che dopo un po' che ti appoggi mi scordo tutto. Ancora.
Adesso ascoltiamo ancora l'Orsetto abc, svuotiamo di nuovo lavatrice e lavastoviglie. Io a questa storia della gioia nelle picole cose non ci credo. Credo che le piccole cose, dopo un po' scassino la minchia come quelle esagerate. E tuttavia mi piace quando, con gli anni che passano, nei letti di una casa si mescolano le lenzuola. I sopra, i sotto, le federe scompagnate. Mi piace perchè ci vedo l'intrecciarsi delle storie e dei sogni. Mi piace una casa zuppa dell'odore del ragù sui fornelli, anzi mi piace assaissimo che quasi ogni casalinga creda di detenere ilprimato della migliore ricetta. Ma devi cominciare a vedere che in tutto questo c'è un'impronta di Eterno e allora, quando ti scassi la minchia perchè tre merende di seguito devastano inesorabilmente di nuovo il tavolo, il frigo e gli sportelli, ti capita a fermati per avvistare ed avvisare del miracolo di un Dio fatto carne.